Controllo della frequenza cardiaca nella fibrillazione atriale

Controllo della frequenza cardiaca nella fibrillazione atriale

Il controllo della frequenza cardiaca nella fibrillazione atriale come strategia di prima linea per persone con fibrillazione atriale, è raccomandato tranne che nei pazienti con:

  • fibrillazione con causa reversibile;
  • insufficienza cardiaca che si pensa sia dovuta principalmente a fibrillazione atriale;
  • fibrillazione atriale di nuova insorgenza;
  • flutter atriale la cui condizione è considerata idonea per una strategia di ablazione per ripristinare il ritmo sinusale;
  • una condizione che faccia ritenere più adatta sulla base del giudizio clinico una strategia di controllo del ritmo.

Il controllo della frequenza cardiaca nella fibrillazione atriale si può raggiungere mediante betabloccanti, digitale, calcioantagonisti e/o amiodarone. Bisogna attentamente scegliere la posologia altrimenti la frequenza cardiaca può scendere troppo (anche 35 -45 battiti al minuto) e risultare sintomatici per stanchezza / sincope (svenimenti).

I betabloccanti sono molteplici, chi usa bisoprololo, chi metoprololo, chi atenololo. Ognuno ha le sue proprietà farmacologiche (biodisponibilità, escrezione, etc) ma appartengono alla medesima classe farmacologica (anti-aritmici).

La digitale invece è un farmaco un po vecchiotto (appartiene alla medicina degli anni 70 – 80) ora un po disdegnata dalle attuali linee guida ma ancora utilizzata da tutti i cardiologi soprattutto nello scompenso cardiaco perché da sia la riduzione della frequenza cardiaca desiderata che “un po di forza” al cuore.

In conclusione Il controllo della frequenza cardiaca nella fibrillazione atriale si può facilmente raggiungere nella maggioranza dei pazienti. Coloro che risultano ancora sintomatici per l’elevata frequenza si consiglia l’ablazione del nodo atrioventricolare naturalmente preceduto da impianto di pacemaker.

Quest’ultima opzione permetterà un ottimale Il controllo della frequenza cardiaca nella fibrillazione atriale poiché il paziente viene “privato” (mediante ablazione) del suo nodo atrioventricolare (ossia la connessione elettrica tra atri e ventricoli) e la frequenza cardiaca viene regolata “elettronicamente” via pacemaker.

Il paziente dunque diventerà completamente ASINTOMATICO per fibrillazione atriale ma…diventerà anche dipendente dal pacemaker per il resto della sua Vita. Ecco perché , di solito, si preferisce riservare questo trattamento a persone over 70 anni.

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