Ritmo cardiaco

Ritmo cardiaco

La parola ritmo deriva dal greco (ῥυθμός, affine a ῥέω, “scorrere”) che indica lo “scorrere” del cuore, il suo passo , la sua cadenza. Oggi si parla di ritmo cardiaco per definire alcune patologie aritmiche ossia a ritmiche (alfa privativo) ossia mancanti di ritmo.  Esempi di aritmie cardiache sono la fibrillazione atriale , il flutter atriale o la tachicardia da rientro del nodo atrioventricolare detta anche TPSV. Queste aritmie cardiache non sempre minacciose per la vita, possono dare delle complicanze, come l’ictus ischemico …ma ci sono ben altre aritmie cardiache come la tachicardia ventricolare che invece possono anche causare il decesso.

Il ritmo cardiaco è stato oggetto di studio sin dall’inizio della storia della cardiologia con Einthoven, medico scienziato olandese che per primo si mise a studiare il ritmo cardiaco fotografandolo (se possiamo dire cosi). Inventò infatti un apparecchio, antenato nel nostro attuale elettrocardiografo: il galvanometro a corda.

Il ritmo cardiaco si può studiare sia in maniera invasiva che non. Ovviamente si utilizza il metodo NON invasivo ossia un banale elettrocardiogramma (Vedi figura sotto).

elettrocardiogramma

Studio del ritmo cardiaco

ECG_normale_0a

Ritmo sinusale

L’elettrocardiogramma ci darà il normal responso, ossia il ritmo cardiaco definito abitualmente ritmo sinusale.
Tale parola significa che il ritmo origina dal nodo del seno atriale (una struttura che è locata in atrio destro alla giunzione con la vena cava superiore). L’elettrocardiogramma di un ritmo sinusale avrà una frequenza cardiaca tra i 60 e 100 battiti per minuto (BPM). Sarà l’analisi dell’onda P che ci farà capire che ci troviamo difronte un ritmo sinusale: onda P positiva in tutte le derivazioni frontali eccetto che in aVR.

Si parla di tachicardia sinusale quando la frequenza del nodo sinusale arriva oltre i 100 bpm mentre si parla di bradicardia sinusale quando la frequenza è inferiore a 60 bpm. Non esiste un limite di frequenza per la quale bisogna preoccuparsi. Molto spesso infatti pazienti molto allenati, giovani atleti, hanno una frequenza cardiaca di 40 bpm e sono completamente sintomatici e …molto piu in forma di noi!

La frequenza cardiaca pertanto non deve essere motivo di preoccupazione, generalmente si tende a dire che …piu piano si va e meglio è! Studi hanno dimostrato che chi va piu “piano” sono coloro che vivono di piu. Questo perché fa “consumare” meno ossigeno al cuore! Ecco perché in pazienti infartuati, ma non solo, si tende a somministrare molti farmaci quali i betabloccanti o l’ivabradina – proprio perché questi hanno lo scopo di “rallentare” il cuore.

Le aritmie cardiache piu benigne sono sicuramente quelle aritmie quali la tachicardie parossistiche sopraventricolari coma la AVNRT (TRANV) e la AVRT. Sono solitamente aritmie cardiache che insorgono in pazienti giovani, generalmente in 2° – 3° o 4 ° decade di vita.

Ci sono, è vero, anche aritmie “maligne” o pericolose per la vita come ad esempio la tachicardia ventricolare o…la fibrillazione ventricolare. Come si può ben capire, sono aritmie che coinvolgono e ..nascono dal o dai ventricoli. Queste aritmie, solitamente, spettano solo ai pazienti piu anziani ma…non è sempre vero. Ci sono infatti casi di giovani che muoiono “improvvisamente” senza alcun motivo e senza alcuna cardiopatia strutturale.
Le tachicardie ventricolari solo generalmente (ma non sempre) correlate a cuori “malandati” ossia che hanno subito una modificazione strutturale (cardiomiopatie dilatative) in seguito ad una ischemia miocardica (leggi infarto del miocardio).

Per proteggere queste persone molto spesso ci si affida all’impianto di un defibrillatore in sede pettorale.ICDQuesto dispositivo permette di monitorare attivamente il ritmo cardiaco e …cosi di intervenire SOLO e UNICAMENTE quando il ritmo cardiaco si trasforma in una aritmia minacciosa per la vita (tachicardia ventricolare o fibrillazione ventricolare).  Vuoi saperne di piu ? Clicca qui sotto sulla freccia!

 

 

 

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